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Gjon Radovani, «Albania, porta dei Balcani.»

Abbiamo incontrato il Viceministro Gjon Radovani a Rende (CS), a margine dell’inaugurazione della “Palestra per l’Internazionalizzazione delle PMI” promossa da Confapi Calabria. News Economy lo ha intervistato in esclusiva per voi.

Ministro Radovani, lei è impegnato in un tour di due giorni in Calabria, dove ha in programma di incontrare alti rappresentanti dell’università e del mondo produttivo calabrese. Qual è il significato di questa visita?  Sono felice che attraverso l’Università della Calabria si rafforzino i già solidi legami culturali tra la Calabria e l’Albania, e assieme a Confapi si pongano su basi solide i canali di discussione col mondo imprenditoriale calabrese. Guardiamo con grande interesse a questo tipo di iniziative che vanno nella direzione del favorire la crescita culturale ed imprenditoriale sana, in grado di produrre ricadute sul territorio sia per l’Italia che per l’Albania. Nell’epoca della globalizzazione, i rapporti di fiducia reciproca sono un fattore strategico per le nazioni.

A proposito di globalizzazione, il commercio internazionale diventa ogni giorno più grande e integrato. Teme che l’Albania possa rimanere ai margini? L’Albania continua a rimanere un mercato molto attraente per gli investitori internazionali. Non dimentichiamo che sta registrando tassi di crescita del Prodotto Interno Lordo di quasi il 3% annui. Non male, per una nazione di circa 3 milioni di abitanti. Mi preme inoltre ricordare che a breve partiranno i negoziati per l’ingresso nell’Unione Europea, da cui ci aspettiamo molto sia in termini di crescita della nostra economia che di maggiore integrazione alle economie mondiali.

Intravede un vantaggio competitivo per l’Albania? Certamente. Va ricordato che l’Albania ha un modo di approcciare i mercati che è molto differente da quello di altre nazioni, tradizionalmente più dinamiche e aggressive, o improntate alla filosofia del “costi quel che costi”. Non è così da noi. In Albania vogliamo cambiare pagina. Dopo la parentesi del passato, vogliamo creare qualcosa di positivo a partire da riferimenti concreti sul territorio. Cerchiamo di creare le condizioni ottimali per sviluppare o attrarre un’imprenditoria seria, che lasci vantaggi sul territorio in un’ottica di crescita comune.

Cosa pensa realisticamente di poter offrire nelle negoziazioni con l’Unione Europea? R. A parte la nostra storia e la nostra cultura, che già fanno parte a buon diritto della storia europea, l’Albania è tradizionalmente considerata la “porta dei Balcani” e, per questo, gioca un ruolo strategico nel Mar Mediterraneo. Volendo restringere il nostro sguardo all’economia, in questo momento abbiamo una evidente capacità competitiva nei confronti di molte nazioni europee, rappresentata da minori costi di produzione, da una economia in crescita e, soprattutto, dall’impegno del governo verso una migliore pianificazione del territorio e l’eliminazione di ostacoli inutili.

Può fare qualche esempio? Abbiamo un governo che non solo accoglie ma anzi assiste gli imprenditori in ogni fase di vita della loro impresa. Il nostro compito è quello di facilitare la probabilità di successo di imprese, soprattutto quelle straniere. In particolare, il Governo è impegnato a rimuovere le cause che impediscono il libero spiegarsi delle forze in economia.

L’economia albanese intende forse abbracciare modelli di capitalismo senza regole?  Nient’affatto. Intendiamo promuovere un’economia sana, favorire una maggiore apertura ai mercati internazionali, senza però rinunciare ai compiti propri di qualsiasi Stato, il primo dei quali è quello di garantire la vita delle persone. Questo vuol dire, per esempio, una lotta all’abusivismo edilizio, che è stata una piaga del passato. Troppo spesso, infatti, edifici costruiti in aree sismiche o soggette a vincoli di legge, rischiano di mettere in pericolo la vita delle persone. Noi non siamo disposti a tutelare forme di illegalità sul nostro territorio.

 Concretamente, come si sta muovendo il governo albanese in questa agenda di lavoro? Abbiamo capito che per attirare imprenditori non serve solo la detassazione o le agevolazioni fiscali. A volte per gli imprenditori è più importante poter contare sulla certezza del diritto. Per esempio, chi apre un villaggio turistico certamente non vuole avere come vicino un cementificio. E’ molto importante che lo Stato si occupi della corretta pianificazione territoriale, per dare certezze a chi investe il proprio denaro e massimizzare così il valore dell’investimento privato. Oltre a ciò, abbiamo individuato una lista di settori strategici per la nostra economia.

Quali?  In questo momento, l’energia che l’Albania produce è tutta verde e rinnovabile. L’Albania siede su un mare di acqua dolce e potabile, che vogliamo valorizzare sempre meglio. Per questo motivo, riteniamo di privilegiare l’idroelettrico rispetto al fotovoltaico, che – abbiamo compreso – non è sostenibile senza incentivi statali. Stiamo inoltre provando a promuovere il turismo sanitario da altri paesi europei, con buoni risultati. Negli ultimi anni abbiamo registrato ad un aumento di studi dentistici o di chirurgia estetica specialmente rivolti ad utenti stranieri. Guardiamo con attenzione anche al turismo della terza età, da abbinare magari ad investimenti che pensiamo possano aiutare a estendere la loro permanenza oltre la stagione estiva, come il golf. Le statistiche sono incoraggianti, parlano di una crescita media del 28%, ma sappiamo che c’è ancora molta strada da fare.

L’economia in crescita e la vicinanza all’Italia crea grande interesse verso l’Albania, eppure molti imprenditori rinunciano. Qual è il segreto per riuscire ad affermarsi sul mercato albanese? Non esiste una formula magica. Io incontro molte delegazioni di imprenditori, come oggi a Rende, e posso dire che spesso il problema sta nei business plan. Non basta avere le idee chiare su cosa produrre, ma occorre vivere il territorio, creare forme di partenariato locale, investire il proprio tempo per conoscere il mercato e capire in quale settore investire. Quando le innovazioni non erano pronte per il territorio, il territorio non le ha accettate. Spesso gli imprenditori non si rendono conto di ciò, ma si accontentano di lavorare su catalogo e sperano che qualcuno acquisti i loro prodotti. Non basta. Nessun altro può decidere al posto degli imprenditori. Per questo dico sempre di venire a vedere e rendersi conto di persona.

Lei ha incontrato molte delegazioni di imprenditori in questi giorni, che idea si è fatta? Ho trovato risposte e sensibilità nel territorio. Questo è un fatto positivo. Li interpreto come segnali incoraggianti, che indicano una voglia di concretezza da entrambe le parti. Siamo poco interessati alle cerimonie rituali perché dobbiamo dare risposte concrete ai nostri giovani, spesso disoccupati, che in mancanza di opportunità, emigrano.

 Pensa sia possibile risolvere i problemi di disoccupazione o spopolamento attraverso lo sviluppo economico? Sicuramente e il Governo può fare molto in termini di propulsione delle attività produttive. Infatti, gli imprenditori sono bravissimi a fare i loro calcoli di convenienza, ma a volte non includono il fattore “tempo” in questi calcoli, che per noi invece è essenziale. Come Governo, noi vogliamo stimolare quelle attività produttive in grado di risposte convincenti al problema dell’occupazione e dell’emigrazione in tempi brevi.

Quali suggerimenti si sente di dare agli imprenditori italiani e calabresi in particolare? Se non sei alto come la giraffa, allora ti conviene confrontarti con i tuoi simili. E’ un suggerimento valido sempre. Gli imprenditori calabresi hanno grande voglia di internazionalizzarsi e trovare nuovi mercati. Per questo motivo, è importante che trovino forme per organizzarsi, o si facciano rappresentare da associazioni in grado di aiutarle in questo compito. In questo senso, la “palestra dell’internazionalizzazione” inaugurata oggi è certamente uno strumento utile allo scopo.

di Matteo Olivieri

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