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Imprenditori calabresi: “Il Cile è il vostro prossimo mercato”

Per molti osservatori, il Cile rimane una storia di successo. Il paese, che ha intrapreso una rigorosa politica caratterizzata da bassi livelli di debito pubblico e inflazione, ha saputo distinguersi dagli altri paesi dell’America Latina quanto a stabilità politica e crescita economica. News Economy ha incontrato Olivier Lunghini, Segretario Generale dalla Camera di Commercio Italiana in Cile, nella sede della Palestra della Internazionalizzazione di CONFAPI Calabria. Ecco che cosa ci ha detto.

Segretario, la sua delegazione è da alcuni giorni in Calabria, dove sta avendo numerosi incontri, sia istituzionali, sia con il mondo dell’università e dell’impresa. Concretamente, quali obiettivi si pone questa visita. Non si tratta di una semplice presentazione del paese né del tipico appello rivolto agli imprenditori italiani di venire ad investire in un altro paese. Piuttosto, siamo venuti in Calabria per mostrare delle opportunità reali che in questo momento sono possibili in Cile. Oltre a ciò, mettiamo a disposizione una persona dedicata per aiutare le imprese locali nel percorso di internazionalizzazione. Intendiamo dare risposte chiare e concrete a chi cerca informazioni altrettanto chiare e concrete. Vogliamo mostrare la nostra volontà di essere operativi, e dimostrare al mondo che in Cile esistono opportunità concrete, immediatamente perseguibili. Si tratta quindi di una visita molto mirata e ben definita.

Come mai la Calabria? Sulla base delle nostre analisi, riteniamo che la Calabria e il Cile siano realtà con caratteristiche per molti aspetti simili dal punto di vista socio-economico, e per questo motivo pensiamo che possano esserci dei vantaggi reciproci da questa collaborazione. Come la Calabria, anche il Cile ha un vasto territorio montuoso. Inoltre produce vino e prodotti agricoli di qualità, ed ha quindi caratteristiche molto simili a quelle della Calabria, che intendiamo mettere a frutto per la diffusione di modelli imprenditoriali di eccellenza in settori affini, come il turismo, le energie “pulite”, l’enogastronomia e molto altro ancora.

Parlava di opportunità reali. Può farci qualche esempio? Bisogna dire che il Cile ha intrapreso una politica di apertura ai mercati internazionali, che ha portato in pochi anni alla sottoscrizione di ben 26 accordi commerciali internazionali, come per esempio con l’Australia o con i paesi che fanno parte del “Mercosur” (il mercato comune dell’America meridionale). Tali accordi consentono di abbattere tariffe doganali e tempi di attesa per il disbrigo di formalità burocratiche, aspetti fondamentali per ogni imprenditore che lavori sull’estero. In questo senso, il Cile si candida ad essere una “piattaforma” ideale per gli imprenditori italiani che vogliano commercializzare in questo paese, ma anche una “porta” per accedere ad ulteriori mercati.

Che Paese è il Cile? Se dovessi usare un aggettivo, direi che è un paese accogliente, non solo nei confronti dell’Italia, ma in generale. Si tratta infatti di una nazione molto ricettiva rispetto alle buone pratiche internazionali. Basti pensare che Santiago del Cile è considerata a livello internazionale come la seconda area più importante al mondo per fondare un’azienda start-up dopo la Silicon Valley. C’è un tessuto imprenditoriale molto dinamico che il Governo sta promuovendo specifici programmi nel tentativo di riportare le migliori menti imprenditoriali nel paese, rivitalizzando col loro aiuto l’economia. Ultimamente, le diseguaglianze sociali si sono ridotte di molto, e solo un cileno su dieci vive in povertà, mentre la mortalità infantile non è di molto superiore a quella degli USA.

 Il Cile è considerato una storia di successo nel mondo latinoamericano, per la solidità politica ed i bassi livelli di inflazione. Rimangono tuttavia ancora forti le diseguaglianze sociali. Ritiene che ciò sia un problema? L’economia cilena nell’ultimo anno ha continuato a crescere a ritmi dell’1.6%, nonostante la recessione, ed ha un rating internazionale – a seconda delle agenzie di valutazione – che è compreso tra AA e AAA, quindi è un paese giudicato solido sotto tutti i punti di vista, con un reddito medio procapite equivalente a circa 15 mila dollari americani. L’economia è in crescita e le diseguaglianze sociali – pur presenti – sono in riduzione, grazie anche a politiche sociali favorevoli ed un generale orientamento di apertura ai mercati. In questo contesto, come Camera di Commercio Italiana all’estero, il nostro compito è quello di presidiare il territorio, per dare risposte concrete a chi cerca informazioni altrettanto concrete. Al primo posto delle nostre preoccupazioni vi è quella di trovare – ad ogni livello, tanto in Cile quanto in Italia – degli interlocutori autorevoli per avvicinare sempre di più i due mercati, creando ulteriori opportunità di crescita dei rispettivi mercati e di diffusione di ricchezza. Se vuole, è il nostro piccolo contributo nella lotta alle diseguaglianze sociali.

Come si sta muovendo operativamente la sua Camera di Commercio in tema di internazionalizzazione? Abbiamo iniziato a prendere contatti col territorio ed a perorare la cause delle aziende calabresi in modo da facilitare l’incontro tra domanda e offerta sulla base delle esigenze del mercato cileno. Gli imprenditori non possono permettersi di aspettare i tempi della politica, ma reagiscono anticipando le esigenze di mercato. Come Camera di Commercio Italiana all’estero, abbiamo attivato un servizio di “virtual desk” a costi contenuti, che consente alle imprese italiane di avere un nostro referente fisso in loco per il disbrigo di tutte le procedure burocratiche e perfino per la partecipazione qualificata a mostre e fiere di settore. Insomma, proviamo a rappresentare gli interessi degli imprenditori italiani in maniera professionale, liberandoli dall’incombenza di essere presenti in loco e, quindi, dando loro la possibilità di concentrarsi di più su ciò che sanno fare meglio, ovvero fare affari.

Quali sono i problemi più frequenti che le sottopongono gli imprenditori italiani?  Tra i problemi più frequenti che osserviamo vi è la necessità di soddisfare una domanda elevata, cosa che spesso i singoli imprenditori non sono in grado di garantire, oppure l’esigenza di adeguare i propri prodotti agli standard dei singoli mercati. Può capitare infatti che gli imprenditori si trovino a fronteggiare requisiti commerciali diversi a seconda dei Paesi in cui operano. Si tratta di costi “occulti” che noi proviamo ad eliminare. Per questo motivo, siamo impegnati in un lavoro culturale, volto a creare reti di fiducia sempre più fitte tra imprenditori ed il sistema camerale. Ritengo che quest’ultimo sia il problema più frequente con cui abbiamo dobbiamo fare i conti, cioè la mancanza di fiducia o, al contrario, la fatica del creare relazioni di fiducia tra imprenditori.

Che idea si è fatto della Calabria? Sono molto contento degli incontri avuti. Certamente c’è molto da lavorare ma dagli incontri è emerso chiaramente che gli elementi imprenditoriali positivi – che già sono presenti in Calabria – andrebbero raccolti e resi organici, per poterli poi presentare in una visione sistemica. In questo momento esistono strumenti che il Governo italiano e le singole regioni mettono a disposizione degli imprenditori per andare a conoscere nuove realtà imprenditoriali. Probabilmente può essere opportuno favorire forme di consorzio tra imprenditori, per poi pensare a iniziative di promozione comune, come l’organizzazione di fiere. Molti imprenditori calabresi lamentano incidenti di percorso a causa di precedenti esperienze di internazionalizzazione andate male. Il mio suggerimento però è di continuare a lavorare con ottimismo, sapendo che noi siamo dalla loro parte.

Quali lezioni può apprendere l’Italia, e la Calabria in particolare, dal Cile? Il Cile è un paese molto dinamico, che ha intrapreso un deciso percorso di apertura ai mercati internazionali. Questo vuol dire pure, un deciso orientamento alla meritocrazia. Nella capitale Santiago del Cile, per esempio, è ormai attivo un vero e proprio centro imprenditoriale, o “hub”, dove accedono solo le persone dotate di idee imprenditoriali innovative. Addirittura, la candidatura avviene con un breve filmato di 3 minuti. Se l’idea piace, il Governo fornisce un contributo economico per trasformare l’idea in realtà. Non so se si tratti di una vera lezione, ma certamente è un modo molto interessante di procedere, che rende bene l’idea del dinamismo di cui parlavamo prima, e che potrebbe essere esteso in altre realtà.

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