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Istat, a maggio cresce la disoccupazione (+0,2%), ma nelle piccole imprese aumentano gli occupati (+3,8%)

A maggio il tasso di disoccupazione sale all’11,3% (+0,2 punti percentuali) e quello giovanile al 37% (+1,8 punti) rispetto ad aprile. Lo comunica l’Istat. Dopo il forte calo registrato ad aprile, la stima delle persone in cerca di occupazione a maggio cresce dell’1,5% (+44 mila). La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a maggio rimane invariata, sintesi di un calo tra gli uomini e un aumento tra le donne. L’inattività risulta in calo tra i 25-34enni, in crescita tra gli ultracinquantenni mentre rimane stabile nelle restanti classi di età. Il tasso di inattività è pari al 34,8%, invariato rispetto ad aprile.

Per Confcommercio si tratta di “Un brutto dato che riduce notevolmente l’entusiasmo di un mese fa, quando il mercato del Lavoro era cresciuto di quasi 70mila unità, e che mantiene, pertanto, l’alternanza di segnali positivi e negativi che contraddistingue l’economia italiana da oltre un anno”. Il segretario generale della CISL Gigi Petteni, invece, parla di “ripresa debole, ancora tutta da consolidare”. “Dopo l’improvvisa impennata a maggio delle richieste di cassa integrazione, – ha affermato il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy, commentando le rilevazioni dell’Istat diffuse questa mattina – desta preoccupazione la ‘frenatina’ dei dati sull’occupazione”.

Ma non in tutti i settori si registrano numeri in negativo. E’ un maggio da record, infatti, per l’occupazione nelle piccole imprese. Rispetto allo stesso mese del 2016 si registra un significativo +3,8%. Oltre tre volte il ritmo di incremento del prodotto interno lordo, sia pure fortemente ritoccato al rialzo nella previsione dell’Istat.  Un risultato determinato, in particolare, dall’incremento delle assunzioni, addirittura a doppia cifra: +38,3% in un anno. Crescono anche le cessazioni, ma a un livello ben più basso: +28,1%.

L’aumento delle assunzioni ha interessato tutte le tipologie contrattuali. Il tempo indeterminato è cresciuto del 13,5% (nonostante maggio non sia un mese favorevole a questa tipologia, come dimostra l’andamento registrato nel 2016 e nel 2015) anche grazie agli incentivi concessi agli iscritti a Garanzia giovani. Maggiore il ritmo d’incremento delle altre tipologie: +25,7% il tempo indeterminato, +42% l’apprendistato e +310,6% il lavoro intermittente. Un boom, quest’ultimo, da ricondurre all’abolizione dei voucher ma molto limitato in termini assoluti, tanto da riguardare solo il 2,5% degli occupati. Anche per quanto riguarda le cessazioni (che a maggio hanno rappresentato lo 0,8% della platea lavorativa nelle piccole imprese) la crescita relativa vede in testa il lavoro intermittente (+178,9%), seguito da tempo determinato (+37,4%), apprendistato (+12,7%) e tempo indeterminato (+6,4%). Le riforme introdotte nell’ordinamento lavoristico italiano negli ultimi due anni hanno profondamente modificato la composizione contrattuale degli occupati nelle piccole imprese. I contratti a tempo indeterminato sono calati dall’83,5% al 71%. Il decremento ha interessato più gli uomini (tra i quali questa tipologia è diminuita dall’83,1 al 70,2%) che le donne (dov’è calata dall’84,2 al 72,6%). All’opposto risulta fortissima la crescita degli occupati con il contratto a tempo determinato. In due anni sono passati dall’8,4 al 18,3% complessivi registrando un’impennata nella componente maschile (dall’8,6 al 19,1%) e un incremento più moderato tra le donne (dal 7,9 al 16,9%). In crescita nell’ultimo biennio anche l’apprendistato (dal 6 all’8,2%) e le altre forme contrattuali (dal 2,1 al 2,5%).

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