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Rivoluzione Pos: moneta elettronica presto obbligatoria, parola del Governo

Il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, ha annunciato l’intenzione, entro settembre, di firmare il decreto che introduce le prime sanzioni per chi rifiuta un pagamento elettronico. Comprensibilmente diverse le reazioni delle categorie interessate: “Bene, era ora che si desse finalmente attuazione a quanto previsto fin dal 22 dicembre 2015, con la legge di stabilità 2016”, afferma l’Unione Nazionale Consumatori per bocca del suo presidente, Massimiliano Dona. “Solo dando al cliente la possibilità di segnalare la trasgressione, si faranno passi avanti per avere anche nel nostro Paese sistemi moderni di pagamento, dando al consumatore la possibilità di poter pagare come meglio crede” conclude Dona.

“Le imprese adottano liberamente nuovi sistemi di pagamento e le sanzioni non servono.” Sostiene, invece, in una nota Confesercenti presentando anche un’indagine sull’adozione della moneta elettronica da parte delle imprese italiane che cresce a ritmi record. Nel 2016 infatti la base installata di POS – i dispositivi Point of Sales necessari per accettare pagamenti via bancomat o carta di credito – ha raggiunto il numero di 2,18 milioni, con un aumento di 235mila unità sull’anno precedente (+12%) e di quasi 800mila (+58%) rispetto al 2011. In media, si rileva dall’analisi condotta partendo dai dati della Banca d’Italia, negli ultimi cinque anni sono stati attivati ogni giorno più di 400 nuovi POS. “Le imprese, in particolare quelle del commercio, hanno deciso liberamente di adottare sistemi di pagamento elettronici, nonostante il legislatore non prevedesse sanzioni”, commenta Patrizia De Luise, Presidente di Confesercenti. “Introdurre delle multe vorrebbe infatti dire solo punire quelle categorie di imprese che – a causa di margini di partenza ristretti – hanno difficoltà a sostenere il peso delle commissioni legate alle transazioni elettroniche: gestori carburanti, tabaccai, edicolanti e bar. La diffusione della moneta elettronica – conclude De Luise – si aumenta abbattendo i costi di utilizzo dello strumento, in particolar modo sui micro-pagamenti, non imponendo sanzioni che condizionano la libera attività di impresa”.

La Cgia di Mestre si dice, invece, d’accordo nel comminare sanzioni “per chi non consentirà il pagamento con il bancomat delle transazioni superiori ai 5 euro” ma auspica che “il Pos non sia obbligatorio per tutte le categorie artigiane”. Dopo quanto annunciato ieri dal viceministro dell’Economia Luigi Casero in un colloquio con la Repubblica sulla firma “entro settembre del decreto che introduce le prime sanzioni per chi rifiuta un pagamento elettronico” e ad accettare appunto i pagamenti non in contanti a partire da 5 euro, come prevede la Legge di stabilita’ 2016, tutte le categorie interessate alla questione hanno espresso la propria posizione a riguardo. “Con l’introduzione delle sanzioni, milioni di attivita’ che lavorano esclusivamente per altre aziende o per la Pubblica amministrazione – rileva a questo proposito il coordinatore della Cgia Paolo Zabeo – saranno obbligate a dotarsi del Pos e a sostenere dei costi del tutto inutili. Si pensi agli autotrasportatori, alle imprese di costruzioni che lavorano per il pubblico, alle aziende metalmeccaniche, a quelle tessili, a quelle dell’abbigliamento e della calzatura che lavorano in subfornitura, alle imprese di pulizia che prestano servizio presso le aziende private o gli enti pubblici e ai commercianti all’ingrosso. Tutte attività che nella prassi quotidiana ricevono già adesso pagamenti tracciabili. In questi casi l’obbligo del Pos avvantaggerebbe solo le banche”. Oltre a ciò, secondo Zabeo, c’è un altro aspetto molto penalizzante per alcune categorie artigiane: gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami, gli antennisti, i manutentori di caldaie, nonchè i loro dipendenti e collaboratori, spesso si recano singolarmente presso la dimora o l’immobile del committente. Questo comporta che ciascun dipendente o collaboratore dovrà essere dotato di un Pos. Chi ha voluto questa legge, ha idea di quali costi dovranno sostenere queste piccole attività artigianali?”

“La modernizzazione del sistema dei pagamenti del nostro Paese passa anche da una maggiore diffusione della moneta elettronica che non si raggiunge certamente con il sistema sanzionatorio. Confcommercio ribadisce la necessità di agire sulla riduzione delle commissioni applicate dalle banche alle imprese che restano ancora troppo elevate e che, nel caso di pagamenti di piccoli importi, assorbono molto spesso i margini di profitto degli imprenditori”. Questo il commento di Confcommercio sulle possibili sanzioni a settembre per le imprese che non accettano i pagamenti elettronici. “I costi – continua – incidono ancora in misura eccessiva sia sull’istallazione e la gestione dei Pos che, soprattutto, sul denaro che transita. In ogni caso, in Italia il numero dei Pos istallati è di più di 2 milioni, rispetto a 1,5 milioni in Francia e a 1,2 milioni in Germania, con un incremento di circa il 60 negli ultimi cinque anni. Inoltre, nel nostro Paese le transazioni effettuate complessivamente annualmente con carte di credito, di debito e prepagate sono passate da circa 1 miliardo e 700 mila del 2011 a oltre 3 miliardi del 2016, con un incremento di quasi l’80%. E’, quindi, evidente che su questo argomento sia necessario superare i luoghi comuni e le facili strumentalizzazioni”.

“Un provvedimento del tutto tardivo che non risolverà il problema dei pagamenti attraverso Pos “. Così, infine, il Codacons giudica le sanzioni da 30 euro annunciate ieri dal viceministro dell’Economia Luigi Casero. “Da anni denunciamo come l’assenza di provvedimenti e sanzioni nei confronti di esercenti e professionisti che non consentono i pagamenti con Pos, abbia arrecato un danno enorme agli utenti”, spiega il presidente Carlo Rienzi, secondo cui “l’entità della multa è del tutto ridicola”. “Servono sanzioni ben più salate, perchè i gravi ritardi nell’introdurre provvedimenti contro i trasgressori hanno prodotto un danno non solo agli utenti ma anche alla lotta contro l’evasione fiscale, con ripercussioni per i conti pubblici”.

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